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Comune
di Massa - Info

Abitanti:
68.098
Superficie 94,13 Kmq
Altitudine 0/1890 m. s.l.m. |
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Numeri
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Il territorio del comune di Massa si estende per 94,13 kmq
in zona prevalentemente montagnosa, tra le Alpi Apuane e il
mare. Sorta come centro signorile, Massa ha subito nel corso
dei secoli numerose modifícazioni del proprio assetto
territoriale, fino all'ultima del 1938, quando il comune,
insieme a quelli di Carrara e Montignoso, venne abolito per
formare la nuova unità amministrativa di Apuania. Il comune
è stato infine ricostituito il l marzo 1946.
Il territorio massese, come hanno dimostrato alcuni
ritrovamenti archeologici, era già abitato nell'età del
bronzo, e per secoli vi si sviluppò una civiltà
originale che finì poi per scontrarsi e per soccombere di
fronte all'espansionismo romano. Massa è ricordata per la
prima volta in un documento dell'882 d.C., mentre da un
altro documento, del 963, si apprende che il piccolo borgo
è concesso per la quarta parte da Ottone I al vescovo di
Luni. Nel secolo XI, dopo lunghe dispute tra i vescovi di
Luni, quelli di Lucca e vari signori laici, Massa diviene
stabile dominio degli Obertenghi. Questi edificano il
primo nucleo fortificato (Massa vecchia) e vi tengono
signoria per quasi due secoli, facendosi affiancare nel
governo da collegi di boni homines curiales.
Esauritasi la dinastia, l'imperatore Federico II l'assegnò
nel 1248 ai lucchesi. È l'inizio per Massa di un lungo
periodo di travagliatissime vicende politiche: con la
vittoria dei ghibellini Pisa la strappa a Lucca (1260), ma
dopo sei anni è di nuovo costretta a cedergliela, e
questa la governa fino al 1310 per tramite dei Cattani di
Vallecchia. Si susseguono poi al potere Uguccione della
Faggiola, Castruccio Castracani, il genovese Gherardino
Spinola che l'acquista nel 1329, lo scaligero Mastino
della Scala (1336), poi Luchino Visconti (1342), quindi i
pisani quali vicari dell'imperatore Carlo IV. Dopo altre
complesse vicende, che testimoniano l'importanza
strategica ed economica annessa dai potenti del tempo alla
comunità, il popolo massese, ritornato libero dalle
interessate protezioni lucchesi e fiorentine (le ultime in
ordine di tempo), riconosce come propri signori i marchesi
Malaspina di Fosdinovo (1442). Sotto questa dinastia
locale Massa si sviluppa e accresce la propria
giurisdizione fino a divenire il centro di un piccolo
dominio la cui indipendenza era in fondo riconosciuta come
un elemento di equilibrio dai più potenti stati italiani.
Nel 1553, estintasi la dinastia dei Malaspina con
1’intrepida e crudele Ricciarda, il marchesato passa al
figlio Alberico Cybo-Malaspina che, grazie anche alla
positiva congiuntura del settore marmifero (i cui prodotti
sono ormai richiesti in tutta Europa), vi regna per
settant'anni, contribuendo ad assicurare alla città e al
territorio, un periodo di prosperità. Nel corso del XVII
secolo il benessere e il progresso civile di Massa
subiscono però una battuta d'arresto e i successori di
Alberico sono via via costretti a ridimensionare il loro
tenore di vita e quello dei loro sudditi. Nel 1741 il
matrimonio di Maria Teresa Cybo con Ercole III d'Este,
duca di Modena, segna di fatto la fine dell'indipendenza
del dominio. Assegnata nel 1790 a Maria Beatrice d'Austria-Este,
Massa fu occupata dai francesi e nel 1806 venne aggregata
al principato di Lucca come feudo di Elisa Baciocchi.
Restituita per decreto del congresso di Vienna agli
Estensi di Modena nel 1815, rimase sotto di essi fino al
1859. Con il regno d'Italia, Massa diviene capoluogo della
provincia e tende ad acquisire, oltre a una dimensione
agricola e di centro amministrativo-burocratico, anche una
fisionomia industriale. Il ristagno delle attività
produttive e la crisi economica hanno inizio con lo
scoppio della prima guerra mondiale e certo, a parte
qualche effimera speranza, non si risolvono nei decenni
successivi. Mentre contrasti e lacerazioni sorgono nel
tessuto sociale cittadino con l'avvento del fascismo, il
reddito principale, quello proveniente dall'estrazione del
marmo, cala progressivamente fino a toccare il punto più
basso nel 1936, soprattutto per effetto delle sanzioni che
di fatto precludono agli operatori locali gran parte del
mercato straniero. A ciò si cerca di ovviare nel 1938 con
l'impianto della Zona industriale apuana, che mira a
sganciare la città e la provincia dall'eccessiva
dipendenza dalle risorse marmifere. Il nuovo conflitto
mondiale porta alla città anni tra i più dolorosi della
sua intera storia: gravi distruzioni colpiscono l'abitato,
centinaia di uomini sono trucidati nelle azioni di
rappresaglia nazifasciste. Di fronte a tanta barbarie la
popolazione risponde con fierezza e contribuisce a
costituire una rete di formazioni partigiane tra le più
audaci e organizzate d'Italia. La storia della città nel
dopoguerra, pur attraverso alcune contraddizioni e qualche
battuta d'arresto, è caratterizzata da un tenace
progresso socio-economico. Tra i massesi illustri si
ricorda lo scultore e architetto Felice Palma (1583-1625)
e il musicista Pier Alessandro Guglielmi (1728-1804).
Nel passato le risorse economiche del comune si
fondavano, per quanto riguarda l'agricoltura, sulla
produzione di cereali, di vino, di olio, di agrumi, di
ortaggi; un'altra fonte di reddito era la pesca, sia in
mare che nel Frigido (trote, anguille). Oltre alle cave di
marmo erano attive nell'Ottocento concerie di pelli,
cappellifici, tintorie; sviluppata era nelle campagne la
tradizione di tessere in casa tele di lana, di canapa e di
cotone, mentre verso la fine del secolo venne impiantato a
Forno un grande cotonificio che operò fino agli anni
trenta del Novecento. Nel quadro dell'economia attuale di
Massa un ruolo fondamentale è svolto dalle attività di
estrazione, trattamento e commercializzazione di marmi,
graniti e travertini, come pure dal variegato insieme
delle attività legate al turismo sia balneare (Marina di
Massa) che termale e climatico (San Carlo e tutta la zona
montana). Inoltre, sebbene gli anni ottanta abbiano visto
la crisi di alcuni grandi complessi della zona
industriale, si va oggi rafforzando un tessuto di piccole
e medie imprese operanti nei settori della lavorazione dei
metalli, della meccanica di precisione, della
trasformazione dei prodotti agricoli e ittici, del legno.
L'agricoltura, il cui peso nella formazione del reddito
risulta ormai trascurabile, presenta comunque una certa
specializzazione, offrendo soprattutto prodotti orticoli,
frutta e fiori.
Al censimento del 1991 risultano residenti nel
territorio di Massa 66.737 abitanti, con una densità di
709 per kmq. Fin dal secolo scorso la popolazione del
comune si è presentata ai rilevamenti demografìci
effettuati in crescita costante: 11.239 unità nel 1830,
20.032 nel 1881, 40.585 nel 1936, 50.441 nel 1951, 56.998
nel 1961, 62.922 nel 1971 e 65.687 nel 1981.
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